Il costruttore don Balducci, dopo 27 anni di lavoro, a soli 55 anni, quasi improvvisamente, il 14-10-1826 è chiamato all'eternità. Ma la chiesa, si può dire finita, è già funzionante e senza alcun debito (notate: senza alcun debito) attendeva il nuovo pastore.

La prova di tale solvenza puntuale? Eccola: quando nel marzo 1827 la Curia di Imola indice il concorso per la nostra parrocchia, pone ai concorrenti la condizione dello stralcio temporaneo del fondo prebendale “Tomba”, come riserva e garanzia per le rifiniture da operare nella chiesa (due cappelle ancora al rustico, il pavimento, le cantorie, la balaustra); il totale per un importo di scudi 674, secondo la perizia dell'ing. Vincenzo Pirazzoli. Il ché fa ben comprendere che per i colossali lavori affrontati c'era già stato il saldo definitivo.

Il completamento dell'opera diventò un'impresa sbrigativa e piacevole per il successore, l'imolese don Luigi Tassinari. Con tre anni di anticipo sulla previsione, la chiesa nell'anno 1830 era completa, pronta per essere solennemente consacrata.

La cerimonia fu rimandata per l’indisponibilità del cardinale vescovo imolese Giacomo Giustiniani.

Il card. Giustiniani, romano, proveniente da una brillante carriera (vice governatore di Roma, nunzio in Spagna) era venuto vescovo in Imola nel 1826 già insignito della porpora e nel conclave del 1828 era tra i papabili, ma dal governo spagnolo ebbe il “veto”. Carattere deciso, integralista diremmo adesso, dalle sue disposizioni perentorie in diocesi raccolse sovente amarezze e quando nel 1830 la nostra chiesa era pronta per una solenne inaugurazione, il cardinale, spesso fuori sede, con lunghe soste in Roma, era ormai nell'attitudine e nella decisione di una rinuncia definitiva della diocesi. Cosa che fece nel 1832.

L'inaugurazione e la consacrazione, con tutta la solennità della liturgia, venne fatta il 4 settembre 1836 dal nuovo Arcivescovo-Vescovo Mons. Giovanni Maria Mastai Ferretti, l'amabile, facondo pastore, cardinale nel 1840, poi elevato al supremo pontificato nel 1846 con il nome di Pio IX.

Ci punge vivamente un’ultima curiosità: quale fu il costo, in scudi sonanti, della nostra chiesa? L'arciprete don Balducci, allergico come era alla scrittura. non ha voluto farci sapere nulla. Aiutiamoci con dei raffronti. Per la costruzione della cattedrale il vescovo cardinale Carlo Bandi, zio del papa Pio VI, ottenne dall'erario dello Stato pontificio un mutuo di ventimila scudi: mutuo che fu estinto a oltre quarant'anni di distanza dal lontano successore Card. Giovanni Maria Mastai Ferretti. C'è il contratto scritto dell'Arch. C. Morelli per la costruzione del piccolo santuario della B.V. del Soccorso di Bagnara: tremila scudi.

Fatte le proporzioni, pensiamo che per la nostra chiesa la somma occorsa non sia stata inferiore ai nove-diecimila scudi.

Noi, che adesso abbiamo conosciuto i sacrifici di un faticoso, prolungato restauro (1971-1975), andiamo con riconoscenza verso la memoria dell'arc. Balducci e della comunità costruttrice. La grandezza della loro opera e generosità ci sta sempre davanti, nello specchio parlante della nostra chiesa risorta.

 

Pietro Montroni

Il Card. Giovanni Maria Mastai Ferretti, arcivescovo, vescovo di Imola (1832 - 1846), poi Papa Pio IX (1846 - 1878), che consacrò solennemente la chiesa il 4 settembre 1836

Per ulteriori informazioni:

info@clagal.it