Nella parrocchia di San Prospero sono “decumani” dell'epoca romana le vie: Valentonia, Lughese-Cavallo, Pasqua-Querceto, Lughese-Bicocca, Chiesa S. Prospero, Basiaghe. Sono “cardini”: Mordano-Lughese, Condotto, Mura, Lughese. L'attuale via Lughese coincide adesso tre volte con un cardine e due volte con un decumano.

Nel pieno splendore dell'epoca romana c'è il più grande avvenimento della storia: la diffusione del Cristianesimo. La data più sicura dell'arrivo della Fede cristiana a Imola viene fissata all'inizio del IV secolo con la predicazione coraggiosa ed infuocata di San Cassiano, il cui martirio avvenne tra il 303-305, sotto Diocleziano.

Il villaggio, quello che sarà S. Prospero, l'unico a valle della città, sugli spalti discriminanti la palude, fu anche il primo a ricevere dalla città i sacerdoti, mandati dal Vescovo.

Nei primi tempi della Chiesa non esisteva l'organizzazione parrocchiale; vi era la Chiesa Matrice nella città, capeggiata dal vescovo, che mandava i suoi sacerdoti nelle campagne; poi sorsero le prime cappelle, molte delle quali, elevatesi per importanza, divennero centri di vita cristiana, raccogliendo intorno la massa dei fedeli (plebes): di qui il nome di pievi. Estesero in seguito la loro giurisdizione ecclesiastica ed anche civile oltre il loro ambito su altri nuclei di vita cristiana, che, divenuti parrocchie, avrebbero rimasto la loro dipendenza dalla pieve.

Ogni pieve, ad imitazione della Chiesa Matrice, aveva un collegio di sacerdoti, i quali, per la vita in comune, si dissero Canonici, come quelli della Chiesa vescovile; e canonica era chiamata la loro abitazione; il loro capo era chiamato arciprete.

Accanto alla Pieve sorgeva, come nella città, l'ospizio (ospedale), che serviva per gli ammalati, i poveri ed i pellegrini ed una scuola - unico mezzo di istruzione per il popolo - tenuta fino all'inizio del secolo XIX dal clero della parrocchia.

Nella decadenza dell'impero romano arrivano sempre più fitte le invasioni barbariche, le popolazioni si arroccano sui monti; i fiumi, che nella “bassa” sono stati responsabili inconsci della nostra storia, abbandonati nell'arginatura, disperdono le acque nella pianura bonificata, nei campi dei coloni e sommergono in gran parte, oltre la via S.Vitale, il reticolato agile e percorribile della centuriazione romana e impediscono il sorgere dei paesi.

S. Prospero, oasi elevata sulla pianura, sta imperterrito su quei secoli oscuri. Ci vorrà la pazienza e il sodo lavoro delle pievi e delle abbazie benedettine, disseminate qua e là, per incoraggiare il lavoro, rifare gli argini dei fiumi e vedere riemergere le terre.

Portiamoci indietro di ormai undici secoli. Ci troviamo in pieno medioevo, l'età di ferro, la cui storia denuncia oscuramenti, soprusi del feudalesimo, ma anche registra il lievito nuovo della Chiesa, che quella società stava trasformando ed elevando.

L'Impero dei Carolingi è ormai sfasciato; l'eredità di Carlo Magno svanisce con i troppi privilegi concessi ai feudatari, che diverranno i signorotti indipendenti, senza un potere centrale rispettato e temuto.

Più di mille anni fa siedeva sul trono pontificio un degnissimo Papa, Agapito II; l'impero ormai dalle deboli mani carolinge sta passando in quelle dure dei teutonici; è imperatore Ottone I il Grande; con lui si apre la serie degli imperatori germanici ed inizia anche la lotta gigantesca tra impero e Chiesa che durerà per tre secoli.

E' nel secolo X che incominciano la vita piena e con larga giurisdizione le più antiche pievi della Diocesi, tra cui quella di S.Prospero. Il millenario, che noi abbiamo celebrato nel 1955, volle ricordare l'inizio di tale vasta giurisdizione plebale di S. Prospero, che estendeva la sua autorità dai sobborghi della città al territorio costeggiante il Santerno fino a S. Agata sul Santerno, allora appartenente alla Diocesi di Imola. Intendiamoci bene: la vita cristiana di S. Prospero, primo nucleo di Fede cristiana sorto nel contado a valle della città, è ben anteriore alla data da noi allora celebrata, e risale agli inizi cristiani di Imola.

L'erudito sacerdote imolese mons. Baldisserri dice che nel contado di Imola erano 16 pievi, la cui vasta

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