1799: Anno di tormentate vicende nell'Europa, nella Chiesa, nella Diocesi imolese. La Rivoluzione francese, al termine del decennio, già agonizzava, dopo i foschi bagliori di sangue nel quale cadevano a rotazione non solo i cittadini, ma anche i papaveri delle fazioni soccombenti. Si estingueva piano piano la sua follia, moriva la pentarchia del Direttorio e stava per entrare fugacemente un triumvirato consolare, dietro cui spuntava l'aquila di Napoleone Bonaparte.

1799: Sempre in quell'anno che chiudeva il secolo, la Repubblica francese deportava in Francia, a Grenoble e poi a Valenza, con atto sacrilego, dopo averlo strappato da Roma, il Papa ottantunenne e gravemente ammalato Pio VI, che muore martire il 14 agosto.

1799: A Imola, come in gran parte dell'Italia, si accavallano le vicende turbinose. La spada minacciosa di Napoleone si era per un momento allontanata in Egitto. La Repubblica cisalpina, nata due anni prima, soccombe velocemente e in tutte le città italiane cadono gli alberi della libertà.

Il cardinale vescovo imolese Gregorio Barnaba Chiaramonti, che due anni prima, alla venuta dei francesi, aveva nell'omelia del Natale fatto da paciere e sdrammatizzato gli avvenimenti politici alla luce del Vangelo, stavolta con la lettera pastorale del 25-7-1799, al ritorno degli Austriaci, invita ancora una volta alla moderazione e al perdono.

L'8 ottobre scrive l'ultimo addio alla Diocesi. Poi parte per Venezia, dove il primo dicembre si apre, in circostanze eccezionali, il Conclave. Dopo lunghi tre mesi e mezzo il cardinal Chiaramonti il 14-3-1800 ne uscirà Papa con il nome di Pio VII.

1799: La Parrocchia di San Prospero è da un anno senza l'arciprete. Il pastore pio ed amato don Carlo Monti è morto il 18-9-1798. Il cardinale vescovo, prima di partire per il Conclave, aveva fatto l'ultima nomina. Il giovane sacerdote don Giovanni Battista Balducci viene mandato arciprete vicario foraneo a San Prospero, all'età di 28 anni. Siamo dunque entrati, dopo la fugace ed indispensabile impostazione generale, nella storia della  parrocchia di San Prospero, nella nostra storia che tanto ci interessa e ci appassiona.

Siamo a San Prospero fine settecento, piccolo centro del forese, con la minuscola borgata, con le poche casette rurali disseminate sulla rete (di origine romana) di strade o meglio di viottoli.

Uniche strade abbastanza praticabili, segnate dai solchi dei carri e dei birrocci, sono la via San Prospero con storture e giri viziosi e la via Lume (ora Lughese).

Il giovane arciprete, con l'esuberanza delle forze, con l'intelligenza ordinata, tesa, precisa - la sua grafia che ci ha lasciato parla eloquentemente - concepisce un progetto ardito, anzi temerario: atterrare la vecchia chiesa di stile gotico gravata dai secoli, innalzare una nuova, maestosa, elegante con il genio dell'architetto più reclamato nell'ultima parte del secolo decimo-ottavo, Cosimo Morelli (1732-1812).

L'architetto risponde subito con il progetto ardito, maestoso della chiesa a croce greca tutta incentrata sulla bella cupola. Il presbiterio sarà una aggiunta di ripensamento, sia pur felice, quando la costruzione era già al tetto.

· collocazione storica

· l’opera dell’arciprete Balducci

· la comunità nella fabbrica

· l’arch. Cosimo Morelli

· l’opera senza debiti

la chiesa

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