Per ricreare la linea neoclassica cosparge nella cupola, nelle arcate, nel catino dell'abside, nelle cappelle laterali, con tocco soave e leggero, quasi dei grembi di primavera negli stucchi sbalzati che modellano fiori, foglie, mazzi di spighe, grappoli d'uva e tanti frutti dei campi ubertosi.

Il vecchio architetto seguirà sempre con passione quello che sarà il suo canto del cigno; verrà da Imola spesso anche a piedi il cavalier Morelli per vedere la costruzione che si erge corposa a guisa di fortificato maniero sull'aperta pianura, ricca di frutti, di gelsi, di canape e di querce.

Intanto l'arciprete si immerge nel lavoro, man mano che l'impegno diventa sempre più oberante e spasmodico. Già nell'anno 1802 lascia andare, non trovando più il tempo, la trascrizione degli atti parrocchiali. Appena si premura di inchiodare i fogli volanti in una “filza”.

Così fino al 1826, cioè fino alla morte.

Ma come procedevano questi lavori durati 31 anni, di cui 27 con don Balducci? E con quali finanziamenti?

A questo punto dobbiamo affrontare quello che possiamo chiamare il miracolo organizzativo e finanziario dell'arciprete costruttore.

Da quanto si deduce sui pochi documenti dell'archivio parrocchiale, dai mezzi usati, visibili ancora oggi, e dalla voce delle passate generazioni a noi arrivata, riusciamo a configurare una comunità tutta galvanizzata e tesa in una mobilitazione generale, guidata dal comandante prestigioso ed indiscusso, verso un traguardo affascinante: innalzare nella parrocchia un monumento mirabile, che avrebbe raccomandato per i secoli la fede e la pietà di quella generazione.

Attorno alla mole, che si eleva faticosamente, c'è il piccolo gruppo della mano d'opera specializzata (capomastro, qualche muratore, il tecnico dell'opera ornamentale) e poi un folto nugolo di manovali improvvisati e la teoria cangiante dei portatori del materiale.

Il fiume, appena a duecento metri, è la cava inesauribile e gratuita della sabbia e della ghiaia. A ridosso del fiume, su uno strato limitato ma provvidenziale di terreno argilloso, viene installata una fornace di tipo artigianale o se volete, familiare, che trasforma al ... rallentatore mattoni, tavelle, tegole. Tale fornace ha lasciato, con l'avvallamento, i segni dell'ubicazione fino ai nostri giorni e ha dato il nome per molto tempo alla casetta, che sorse con i relitti ed il materiale di scarto.

Dal fiume e dalla fornace per trent'anni la comunità ha ripetuto incessantemente il percorso dei duecento metri per riversare il materiale ai piedi della fabbrica nascente.

Anche i fanciulli, le donne, gli anziani non mancavano di portare il contributo di lavoro, quando nella giornata festiva, prima o dopo aver assistito alla celebrazione eucaristica nell'unica navata rimasta in piedi della “chiesa vecchia”, si recavano a prendere sulle spalle un carico di materiale dalla cava.

La comunità - quella comunità viva ed esemplare - seppe spremere tutto il meglio che aveva per trasformarlo in elemento costruttivo della nuova chiesa.

Necessitava legname per le porte, per gli infissi, le capriate, il tetto, ed ecco la comunità che dai campi taglia e provvede querce, pioppi, ciliegi, aceri, noci, eccetera. Poi la parte più abbiente della popolazione dà e sovvenziona per comprare sui mercati il materiale necessario.

L'arciprete coordinatore, sempre indaffarato, tempista, suadente chiede a ciascuno secondo la possibilità; nessuno vuole e può rifiutare la richiesta.

L'impegno quasi trentennale di lavoro diede anche alla comunità parrocchiale, dalla forte tradizione cristiana, scampo e difesa e fece da ammortizzatore contro i colpi frequenti della perversione rivoluzionaria, contro il ciclone della furia napoleonica, foriera in continuazione di battaglie, di devastazioni, di. spoliazioni.

Ormai il miracolo di don Balducci è spiegato: ha forgiato una comunità che ha sentito all'unisono, che ha vibrato tutta per arrivare alla meta, che insieme ha portato e insieme ha risolto e pagato, giorno per giorno, il costo dell'opera. Arrivati alla fine non c'erano conti in arretrato, l'opera era completamente affrancata. Nel 1823 la Chiesa era già officiata.

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